Ottobre, mese della consapevolezza sulla morte infantile e sulla perdita in gravidanza,

In tutto il mondo, ormai da anni, ottobre è il mese del ricordo e della consapevolezza sulla morte in gravidanza e dopo il parto. In questo periodo le associazioni di volontari che sostengono i genitori per superare il lutto della morte di un bambino prima del parto o nei primi giorni di vita, promuovono in tutto il mondo una serie di attività.
In particolare, il 15 Ottobre si celebra la giornata mondiale della commemorazione, al termine della quale, accendendo una candela in memoria di tutti i bambini, si darà vita all’Onda di Luce.

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L’Onda di Luce nasce da una idea delle associazioni inglesi: se in tutto il mondo ogni partecipante accende una candela alle ore 19 locali e la mantiene accesa per un’ora, per tutta la giornata del 15 Ottobre un’onda di luce attraverserà il globo, illuminando progressivamente tutto il pianeta, un fuso orario dopo l’altro. E’ un modo simbolico per sentirsi idealmente uniti con molte altre persone nel mondo, accomunate da un lutto che invece abitualmente isola: la morte di un bambino (1).

Perché istituire un Mese della Consapevolezza?

L’incidenza di morte in utero, aborto spontaneo e morte perinatale in ogni paese del mondo è di gran lunga superiore a quanto comunemente si pensi. Ogni anno tre milioni di bambini muoiono poco prima della nascita o durante il parto. In Italia, ogni giorno, muoiono nove bambini “praticamente già nati”, come spesso si definiscono i bimbi a termine di gravidanza, e il lutto che accompagna queste  perdite è devastante. Contrariamente a quanto si crede, i genitori colpiti da lutto perinatale necessitano di un supporto adeguato e di rispetto in ogni loro fase di elaborazione (1).

Ecco perché diventa necessario sensibilizzare tutti gli operatori sanitari, affinchè genitori e i fratelli in lutto possano ricevere un adeguato supporto psicologico.

La consapevolezza è importante. Un ambiente come l’ospedale, l’ambulatorio e il consultorio “adeguatamente” formato al supporto può sostenere e accompagnare i genitori in questo difficile cammino di elaborazione della perdita del loro bambino, e nel modo in cui essi affronteranno le gravidanze successive.

A tutti noi, genitori in lutto e non, è richiesto un semplice gesto in questo mese della consapevolezza della morte in gravidanza e dopo il parto.

Il 15 ottobre, accendiamo una candela in memoria dei nostri bambini dalle 19 alle 20, perché ognuno di noi è chiamato a fare cultura su questo tema così ignorato ma così importante, e perchè ottobre si avvolga di speranza,  per tutti.

Cecilia Gioia 

(1) http://www.ciaolapo.it/index.php

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L’AutoMutuoAiuto: un mistero che profuma di PRESENZA.

H. Matisse -La danza-  Tra lunedì e martedì ho salutato, prima delle vacanze, i tre gruppi di automutuoaiuto che ho il privilegio di facilitare.

Tre gruppi diversi, con storie completamente differenti ma con un obiettivo comune: imparare la PRESENZA e la GIUSTA DISTANZA.

Impresa alquanto ardua, ma si sa, a me le sfide piacciono soprattutto se permettono di esplorarsi rispettando tempi e spazi squisitamente soggettivi, per trasformare tutto questo in risorse da cui attingere.

Gruppi diversi, contenitori e contenuti di emozioni e storie, luoghi in cui è facile sostare, dopo una lunga traversata che è la vita.

I gruppi di automutuoaiuto sono questo ed altro ancora.

Sono opportunità.

E sono fieri del loro nome. Un nome condiviso e scelto, dopo essersi incontrati. Perché ogni incontro è una scelta, un fare spazio nell’accoglienza dell’altro me, adottando la giusta distanza e promuovendo il ConTatto attraverso l’Ascolto.

Ed io come facilitatrice non posso fare altro che raccogliere briciole di estrema bellezza che profumano di relazione e di rispetto.

Nomi che raccontano scelte dense di significati, nomi che aprono un mondo spesso sconosciuto perché poco ascoltato, cuori che si aprono in un’ottica di sorellanza e fratellanza.

Parole in Contatto: gruppo di genitori per il sostegno del lutto perinatale

Il gomitolo rosso: gruppo di donne per l’endometriosi

Le ragazze del cerchio: donne operate di tumore al seno

sono tre realtà meravigliose presenti nella mia città.

Sono un’opportunità, energia allo stato puro che ogni componente rinforza quotidianamente, trasformando lacrime in accoglienza, imparando ogni giorno il dono del silenzio; e  scoprendo risorse individuali e di gruppo, migliorando la percezione di sè come “capace” di prendersi cura di sé stesso e del gruppo, in un’ottica di valorizzazione e di fiducia.

E l’IO si trasforma in NOI, in un processo di cambiamento che fa bene. Davvero.

Cecilia Gioia

Tutto in una scatola.

E’ difficile per me utilizzare la scrittura per raccogliere tutte le emozioni provate quando le mie mani a20141207_111045ccarezzano quella scatola, la assemblano, sfiorandone ogni piccolo contenuto.

Ogni volta è diverso, doloroso, immenso e graffia il cuore.

Sono una mamma poliabortiva, i medici mi hanno definito così e rientrare in questo claustrofobico spazio etichettante, è stato difficile.

In realtà mi sento più comoda come mamma di cielo di tre piccoli angeli e di terra, di due piccole tempeste.

E faccio la psicoterapeuta, sostengo le mamme e i papà di cielo e di terra presso l’UO di Ostetricia e Ginecologia della Casa di Cura S. Cuore e presso il mio studio privato.

Sostengo, accompagno, ascolto e assisto e in silenzio, provo a stare in quell’immenso vuoto che riecheggia al suono di quelle parole “Mi dispiace, non c’è battito”.

Grazie a CiaoLapo ho imparato a sostare nei miei vuoti per accogliere consapevolmente gli sguardi attoniti di una mamma e di un papà nell’udire parole così dense di significati.

Grazie a CiaoLapo provo, ogni volta, a mantenere la giusta distanza quando mi avvicino a genitori in lutto e ho imparato ad accogliere il silenzio.

Da quando sono presente nella struttura ho attivato un protocollo di accoglienza al momento della diagnosi, accompagnamento e presenza in sala parto delle mamme e i papà di cielo che hanno afferito nel reparto. E la memory box, consegnata al momento delle dimissioni, ha permesso, a tutti i genitori cui è stata donata, di fare spazio ai ricordi del proprio bambino. Ogni famiglia che ho accompagnato, ha lasciato in me dei segni indelebili, insegnando a noi operatori, quanto è immenso l’amore verso un figlio.

Sono dell’idea che piccoli passi per piccoli e duraturi cambiamenti sia la scelta migliore per colmare, ogni giorno, la mancanza di cultura sul lutto perinatale. L’operatore che interagisce dal momento della diagnosi con i genitori, spesso non ha fatto i conti con le emozioni che la morte di un bambino può evocare. E le innumerevoli resistenze che incontro, lavorando in equipe, raccontano emozioni non elaborate che prendono il sopravvento, lasciando l’operatore distaccato e spesso, scarsamente accogliente. Diventa sempre più necessario per noi operatori imparare a “stare” nel lutto, per fornire uno spazio empatico, consapevole e rispettoso delle emozioni e dei bisogni di una famiglia di cielo.

Mi dispiace, non c’è battito” è uno squarcio nell’anima, dove mille domande provano a riempire un’attesa piena di perché, dove è facile perdersi in una straziante ricerca di quel NOI che fa fatica a riemergere attraverso lo shock dei primi giorni.

Ogni genitore in lutto, varcando la soglia della struttura ospedaliera per tornare a casa, sa che quelle braccia vuote segneranno un ricordo dolorosissimo e soffocante. Solo dopo qualche settimana inizierà a realizzare il tutto, ed è esattamente in questo momento che il bisogno di conoscere e ricordare quanto più possibile del proprio figlio diventa fondamentale. La memory box è una scatola utilizzata per conservare ricordi importanti, uno spazio fisico e mentale utile per ricordare e onorare la memoria di vite preziose. Un piccolo ma immenso gesto che racconta il passaggio breve, ma eterno, dei nostri bambini. Un segno di rispetto per iniziare terapeuticamente a collezionare ricordi. Ogni memory box donata, grazie a CiaoLapo, in realtà non è mai una scatola vuota. Il suo interno non contiene solo dei doni, creati da cuori e mani consapevoli, ma tutte le storie di figli volati in cielo troppo presto e dei loro incredibili genitori.

Ecco perché ogni volta che dono una memory box di CiaoLapo, le mie mani si perdono sulla sua superficie cogliendo attraverso il tatto, vibrazioni di rispetto, di ricordi e di “presenza”.

Perchè è così che ho imparato a “stare nel lutto”, un passo indietro, sempre.

Cecilia Gioia

tratto da www.ciaolapo.it

Ascoltare i genitori quando l’attesa si interrompe

Quanto pesa il dolore e la crisi di una mamma e di un papà di cielo?

Difficile provare a stimare un dolore così immenso quale la perdita di un figlio, quando l’attesa si interrompe, eppure siamo sempre pronti a calcolare, determinare, prevedere e soprattutto giudicare emozioni e rituali personali che ogni genitore mette in atto per provare quotidianamente ad attraversare il lutto.

foto dal webPerché di questo si tratta, non di un piccolo o medio lutto (dipende forse dall’epoca di gestazione?) ma di una perdita immensa che segna infinite cicatrici sulla pelle e sul cuore.

E le continue resistenze incontrate quotidianamente ci appartengono tutte, senza distinzione.

Come mamma di cielo e di terra ho masticato e digerito pensieri irripetibili e gratuiti da parte di una società incapace di “stare” in un silenzio denso di significati. Una società con tendenza a sminuire, etichettare e riempire spazi emotivi che necessitano di vuoti, perché già pieni, e che non sostiene – ma, anzi, rallenta – un processo dinamico e fisiologico.

E la compassione, sentimento tanto osannato e superficialmente riconosciuto come geneticamente assegnato a ognuno di noi, come può manifestarsi?

Ci sono ancora troppe resistenze e la paura della morte, con la necessità di etichettare noi genitori di cielo, prende il sopravvento e i risultati – devastanti – si ascoltano ogni giorno.

Un’etichetta ha valore in una società che ha bisogno di identificare nominalmente il lutto, dove è facile imbattersi negli innumerevoli “genitori sospesi”, nelle “mamme interrotte” (e potrei continuare il mio elenco all’infinito). Ma leggendo tutto questo la mia pancia brontola, mentre risuonano in me attribuzioni che non mi rappresentano.

No, mi dispiace, non ci sto.
I miei tre angeli non mi hanno reso una madre interrotta o sospesa, ma una madre migliore.

Mi hanno sostenuto mentre ho attraversato il buio, la disperazione, conoscendo la rabbia e il dolore sordo che solo la perdita di un figlio prima del tempo può donare. Ho vissuto la solitudine e la paura del giudizio e poi sono rinata, grazie ai miei figli di cielo e di terra.

Da tre anni accompagno le famiglie dal momento della diagnosi, alla nascita del loro bambino nato morto. Rimango accanto alla mamma e al papà, dal travaglio al parto, senza paura, in silenzio, un passo indietro, e grazie a CiaoLapo Onlus, alla mia associazione MammacheMamme e alla Casa di Cura Sacro Cuore U.O. di Ostetricia e Ginecologia, i genitori della mio territorio non sono più soli.

Mesi fa è finalmente nato il Gruppo di AutoMutuoAiuto “Parole in ConTatto”, un luogo senza pieni dove le mamme si incontrano in uno spirito di condivisione e dove mille altri sogni prenderanno il volo, delicatamente, come un battito di ali.

No, io non sono una mamma interrotta, sono una mamma consapevole che ha imparato, con fatica, a trasformare il dolore in un’occasione.

E questo a me fa bene ricordarlo.

Cecilia Gioia

tratto da www.bambinonaturale.it

Riflessioni sul lutto perinatale.

La solitudine delle madri non va mai in vacanza, la percepisci da lontano, dagli sguardi o da una telefonata inaspettata. Ci sono sempre più mamme sole, ognuna con la sua storia e la sua maternità vissuta o meno seguendo un percorso socialmente “accettato” e condiviso. E poi ci sono le mamme di cielo, donne a cui è stato strappato il loro frutto, spesso silenziose, perchè si sa, nessuno vuole sentire parlare di morte, soprattutto di un piccolo fiore. A queste mamme è “vietato” soffrire, ricordare, piangere e aver paura, perché sempre meno persone riconoscono il loro dolore. Ecco perché sempre più mamme di angeli scelgono il silenzio, custodendo gelosamente sensazioni e ricordi, e attraverso piccoli rituali danno dignità e voce al loro essere madri.

Lavorare accanto a mamme così speciali può semplicemente renderti migliore, come operatore, come donna e soprattutto come madre. Entrare in contatto con un momento così intimo e così denso di emozioni, mentre una diagnosi quasi surreale decreta la fine di un sogno, crea un legame indissolubile. Assistere e accogliere l’incredulità di una mamma e di un papà rispetto a un dolore così grande, pone me come operatore un passo indietro la coppia, dove la mia presenza come psicoterapeuta, riconosce e sostiene tempi e bisogni individuali della coppia stessa. Dal momento della diagnosi dell’assenza del battito, all’entrata in sala parto, il tempo inizia a dilatarsi e la percezione fisiologica dei minuti, si trasforma in momenti emotivamente intensi, dove al dolore della coppia si affianca la necessità di capire cosa la mamma dovrà affrontare. Fornire informazioni corrette, rispondere a questo bisogno, spesso espresso dal papà, equivale a riconoscere l’importanza per il genitore di poter scegliere. L’assistenza in sala parto, durante il travaglio e il parto, diventa un momento in cui tutto si ferma, lasciando tracce incancellabili nella memoria, dove la mamma e il suo bambino possono incontrarsi e salutarsi. Come operatori che quotidianamente ci confrontiamo con il dolore e la sofferenza, assistere alla nascita di un angelo ci rende vulnerabili, sintonizzandoci spesso con i nostri lutti irrisolti o le nostre esperienze con la morte. Tutto questo non deve rappresentare un ostacolo, ma un nostro punto di forza da cui partire. I genitori di cielo sono custodi di angeli e il loro dolore ha suoni e colori e noi come operatori, possiamo accoglierlo e sostenerlo, nella sua dignità. Perdere un piccolo fiore, non equivale a provare un piccolo dolore e di questo dovremmo essere tutti più consapevoli.

M. Cecilia Gioia

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Io sono mamma di FIGLI, non di grumi di materia.

Conosco personalmente i fondatori di CiaoLapoOnlus, credo fortemente nel loro lavoro e ho creato con loro una convenzione con la mia associazione per sostenere le famiglie del mio territorio. Come psicoterapeuta sostengo le donne in sala parto che mettono al mondo bimbi nati morti, conosco ogni attimo di quei momenti dove i silenzi e la presenza sono gli unici strumenti utili. Come mamma di 3 bimbi meteora ri-conosco il dolore del vuoto, e di un corpo che prima era portatore di vita e improvvisamente si trasforma. E conosco anche quella sensazione lancinante, che toglie il respiro, di una madre che ascolta quelle poche parole che segnano la sua vita di donna e di mamme. “Mi dispiace signora, non c’è battito” ha il potere di trascinarti verso l’abisso, in un luogo di non ritorno perché smetti di vedere la luce e conosci solo il buio della disperazione. Continui a ripetere a te stessa quelle parole, sperando che possano assumere un significato “altro”, ma un’immagine sfacciata del tuo bimbo su un ecografo silenzioso, ti riporta nella tua realtà. Ecco, quel momento, quel trauma, non è condivisibile né comprensibile, ma può essere accolto e rispettato.

Leggere quelle parole, pronunciate dalla Ravera, mi ha fatto male, profondamente. E non soltanto perché a pronunciarle è stata una donna, una possibile madre di figli meteora, una pancia che forse ha accolto una maternità o forse no, ma perché ho percepito nelle sue parole un accanimento su una realtà che probabilmente la signora non conosce veramente.

E quando non si conosce è bene fare silenzio. Perché attraverso il silenzio posso ascoltare e “sentire” tutto il dolore delle madri che rispondono a quelle dure quanto lapidarie parole., perché se sto in silenzio rifletto e uso le parole come strumenti per fare bene, e non per “etichettare” , “giudicare” e “ferire”. E poi il silenzio permette di ascoltarmi e riconoscere anche le mie paure, perché diciamo la verità, la morte di un FIGLIO fa paura e come mamma di 3 figli di cielo e 2 di terra, voglio dirlo.

Perché di FIGLI si tratta, e basta.

Allora mi chiedo, fino a quanto noi donne dobbiamo subire violenze?

Perché la lettura di quelle parole è violenza diretta, gratuita e autorizzata.

Per quanto ancora, dobbiamo sentirci mutilate, ferite, segnate, etichettate nel nostro dolore di mamme?

Ecco, io oggi sono senza risposte, perché la mia storie e le innumerevoli storie di mamme mi risuonano a gran voce, in un silenzio assordante che fa rumore. E questo rumore in  questi giorni ha fatto sentire la sua voce, rimbombando in tutte le parti d’Italia, perché anche in questo momento, mentre scrivo e svuoto il mio sentire, una mamma sta ascoltando quelle maledette parole “Mi dispiace signora, non c’è battito”.

A lei, a tutte noi, alle nostre pance trasformate e alle nostre braccia vuote, al nostro cuore ferito ma capace di andare oltre la morte, solo il silenzio e un abbraccio.

CiaoLapoOnlus e al loro immenso cuore, grazie.

Cecilia Gioia

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