Il diritto alla compassione.

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Foto dal web

Oggi, 10 dicembre 2018, nella Giornata Mondiale dei Diritti Umani, celebro la consapevolezza di quanta strada c’è ancora da fare. Oggi, come settanta anni fa, rivendico il diritto dei diritti, quello della vita. Oggi come ogni anno, voglio celebrare i diritti alla dignità, libertà, uguaglianza, fratellanza e sorellanza, attraverso la cultura del fare.

Perchè è necessario cambiare le menti, fare spazio per seminare semi di consapevolezza e rispetto, le teorie poi, le lascio ad altr*.

Mai come in questi tempi l’umanità ha bisogno di abbracciarsi di più, di stare insieme e di fare insieme. Un fare condiviso che genera piccoli ma duraturi cambiamenti.

Stare insieme per prendersi cura, per dare dignità ad un dolore spesso non riconosciuto, per consolarsi e far germogliare fiori di compassione ed empatia.

Oggi, più di ieri, l’umanità ha bisogno di cura e accoglienza. E di contatto rispettoso attraverso spazi che diventano contenitori e contenuti di emozioni.

Oggi, più di ieri, abbiamo bisogno di emozionarci, di raccontare e viverci emozioni libere, lasciando andare maschere che creano barriere.

Oggi, in questa giornata così densa di significato, voglio celebrare il diritto al rispetto del proprio lutto, in particolare quello perinatale. E voglio farlo con gli strumenti che più amo, la condivisione, il sostegno alla pari e il fare condiviso. Voglio farlo insieme alle famiglie, ai bambini e alle bambine, per creare, anche se per poche ore, quel famoso villaggio che si prende cura dei singoli.

Perchè fare comunità attiva significa promuovere salute, in una città che necessita di ponti e cambia-menti. Perché il diritto al rispetto del lutto perinatale sia un obiettivo da portare avanti ogni giorno, promuovendo la cultura della compassione e dell’accoglienza. Perché oggi, tutti insieme, siamo il cambiamento.

Perché prendersi cura delle famiglie che hanno subito un lutto perinatale è un compito di tutti, della comunità che spesso spaventata o distratta, dimentica la sua innata capacità di curare. O ci prova, ma a singhiozzi, perché teme che avvicinarsi al lutto celebrando la memoria dei bambini e delle bambine nat* in silenzio, fa male.

Oggi, in questa data così densa di significati, in un freddo pomeriggio di dicembre, il villaggio c’è e si riconosce la responsabilità del prendersi cura.

Ci incontreremo alla Cittadella del Volontariato a Cosenza, dalle 15.30 davanti ad una tisana calda e proveremo a scaldarci il cuore, stringendoci di più, attraverso il fare e il sentire. Perché stare accanto al dolore, consapevolmente, prendendosi cura di chi resta, è un diritto per restare umani, davvero.

 

Cecilia Gioia

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