Diventare genitori.

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Foto dal web

La nascita di un bambino o di una bambina viene considerata da sempre come un evento gioioso. Il vissuto provato della nascita però, è spesso in netto contrasto con questa immagine idealizzata della genitorialità. Il passaggio da figli a genitori è un processo delicato che necessita di molta cura per imparare a coniugare il passato e il futuro accogliendo consapevolmente questa importante trasformazione. Le emozioni dei neogenitori si muovono molto spesso su un continuum che va dalla gioia per la nascita alla tristezza per ciò che lasciano, facendo sperimentare durante il postpartum una instabilità emotiva e una vulnerabilità transitoria legata a questa fase di adattamento. Questo perché l’identità genitoriale è un processo evolutivo che coinvolge i pensieri, le emozioni e la capacità di integrare tutto questo nella propria vita personale, imparando quotidianamente a fare spazio. Mettere al mondo un figlio è concepire nuove parti sè, ed è attraverso questo atto creativo che la coppia sperimenta questo cambiamento.

Mai come in questo periodo storico è necessario, quando è possibile, parlare di triade costituita da madre, padre e bambino/a, triangolazione fondamentale nella formazione della personalità. Ognuno di noi deriva da questo triangolo, in un passaggio generazionale che evidenzia dinamiche psicologiche importanti con le nostre figure genitoriali. Alla luce di tutto questo, in un’ottica di prevenzione primaria e promozione della salute, è fondamentale sostenere i neogenitori verso questa spinta evolutiva che necessita di sostegno e fiducia.

Questo non sempre capita ecco perché per alcuni neo genitori, di ritorno dall’ospedale, può essere davvero faticoso ricevere e intrattenere familiari e amici nella propria casa, in un momento in cui il solo occuparsi delle necessità quotidiane, sembra un qualcosa al di fuori della loro portata. Tutto questo sconvolge la routine familiare, rendendo il rientro a casa più pesante. Una buona organizzazione e una rete efficiente di persone disponibili e il rispetto dei tempi e degli spazi di questo delicato periodo di adattamento, alleggeriranno la vita della nuova famiglia.

Molti neo genitori si trovano inoltre a dover affrontare in solitudine le richieste del neonato o della neonata, la perdita della routine, le notti insonni, i cambiamenti di ruolo comprese le decisioni relative al proprio lavoro. Altri fattori stressanti possono essere l’isolamento, le difficoltà finanziarie o un parto inaspettatamente problematico.

Sappiamo che la donna, dopo il parto, sperimenta un calo dell’umore e una certa instabilità emotiva. I primi giorni che seguono la nascita di un/a figlio/a sono un periodo ricco di sollecitazioni psicologiche e affettive, ma anche neuroendocrine ed ormonali che possono favorire l’insorgere di un’alterazione dell’umore, nella maggior parte dei casi transitoria. In questo caso parliamo di babyblues , e si manifesta nei primi 10 giorni dopo il parto, e tende a risolversi spontaneamente.

E’ presente circa nel 50-80 % delle donne e solo il 10-15% della popolazione generale arriva a manifestare sintomi clinicamente significativi per una depressione postpartum. Rispetto alla baby blues che è una condizione benigna, la depressione postpartum è una patologia da non sottovalutare. Si può manifestare a diversi livelli di intensità: Lieve, Moderato, Severo e può essere legata ad un unico episodio o prolungarsi per più settimane o mesi o ripresentarsi in maniera ripetuta nel corso del tempo.

Negli ultimi anni, vari studi si sono occupati dell’argomento giungendo alla conclusione che la depressione postpartum può colpire circa il 10% dei neo papà di tutto il mondo. Solitamente, questo disturbo colpisce i papà nel primo anno di vita del bambino, con un picco tra i tre mesi e i sei mesi, mentre sembra meno a rischio l’immediato post parto.

Il passaggio dal bambino o dalla bambina immaginario/a al bambino o bambina reale porta ad un iniziale disorientamento che necessita di essere riorganizzato: ci possono volere giorni o settimane, o mesi, ecco perché diventa necessario favorire questo riorganizzazione tenendo conto dei cambiamenti che accompagneranno i neogenitori. Si tratta di cambiamenti tanto incisivi sia per i genitori quanto per il/la neonato/a, il/la quale ha dovuto abbandonare l’ambiente protetto dell’utero materno. D’ora in avanti, dovrà̀ abituarsi alla vita all’esterno ed ecco perché necessiterà̀ soprattutto di contatto fisico e attenzioni.

Tra i cambiamenti più evidenti che coinvolgono i neogenitori troviamo quelli che riguardano le abitudini del sonno. Il ritmo di vita è completamente stravolto, sia di notte che di giorno ed è impensabile dormire un’intera notte per il momento. I genitori non dovrebbero aspettarsi che i loro bambini dormano tutta la notte a 2, 6, 8 mesi o più. In realtà si svegliano tantissimo. Se si svegliano e sono soli, allora il loro scopo è di cercare di ridurre questa separazione, questo senso di abbandono col pianto; in questo caso dormire con o vicino al genitore (cosleeping) è una scelta funzionale, che può consentire a entrambi di dormire bene. La frase del grande psicologo infantile Winnicott: “Non esiste un neonato, esiste un neonato e qualcuno“, è una bella metafora che ci fa comprendere come le “aspettative biologiche” del neonato o della neonata rispetto alle sue esperienze di sonno, sono in netto contrasto con le nostre “aspettative culturali”.

La mancanza di sonno potrebbe rendere entrambi i genitori particolarmente irritabili e farli sentire in difficoltà nell’affrontare le incombenze della vita quotidiana. I neonati hanno bisogno di un contatto corporeo continuo con mamma e papà nei primi mesi e di muoversi con loro. Solo così riescono a scaricare la loro energia. Un genitore che una buona dose di pazienza, si accosti al pianto del neonato o della neonata, coccolandolo/a, nutrendolo/a, stabilendo il contatto, imparerà presto a scoprire i suoi bisogni. I neonati possono piangere perché hanno sete, fame, caldo, freddo, sonno, bisogno di uscire di casa e altri buoni motivi. Spesso il pianto serale dei neonati è confuso con la colica perché durante il pianto, il pancino è teso, ma non è così. Talvolta i gonfiori sono più̀ la conseguenza che la causa del pianto. I neonati infatti, come una cassa di risonanza, percepiscono i sentimenti e la stanchezza della madre accumulata durante la giornata trascorsa e trasformano queste tensioni in un pianto, spesso inconsolabile. Mentre piange il neonato o la neonata ingurgita molta aria e può essere utile tranquillizzarlo/a con lievi massaggi praticati in senso orario sul pancino gonfio oppure prendere i suoi piedini e spingere leggermente le sue ginocchia contro il pancino. Molte mamme si accorgono che i bambini si tranquillizzano non appena si trovano tra le braccia del padre. L’aiuto del papà è fondamentale perché permette alla mamma un momento di pausa e di riposo.

L’allattamento è il prototipo di ogni relazione umana, dove attraverso il seno, si impara a stare con l’altro acquisendo un modello di relazione. Benché allattare sia del tutto naturale, è anche un’arte, un comportamento che si apprende. Spesso questo processo naturale è influenzato già in fase precoce dalla disinformazione del personale sanitario o dalle pratiche ospedaliere. Tutto questo influenza i neogenitori aumentando la confusione e il disorientamento.

Diventa necessario quindi, un supporto psicologico ai neogenitori attraverso la creazione di una rete di sostegno familiare, sociale e sanitaria perché allattare nella nostra società attuale richiede un’inaspettata resilienza alle pressioni quotidiane. E’ importante ricordare che la donna, l’uomo e il bambino o la bambina, ovvero la triade di cui parla Daniel Stern, sono portatori sani di risorse endogene, spesso sconosciute ma presenti. Il compito di noi operatori è far emergere tutto questo, in un clima di fiducia e di rispetto, sostenendo l’allattamento come diritto della famiglia.

La qualità del legame del neonato o della neonata con le sue figure di accudimento è la base della “teoria dell’attaccamento” che descrive il bisogno di ogni persona di costruire un rapporto emozionale con i suoi simili. Ciò risulta particolarmente importante per i neonati: nei primi mesi e anni i piccoli dipendono da chi è in grado di soddisfare le loro principali esigenze e garantire la loro sopravvivenza. I genitori che rispondono in maniera efficace ai segnali di disagio dei bambini o delle bambine, dissolvendo il loro stato di stress, permettono di consolidare in quest’ultimi/e una rappresentazione caratterizzata dall’idea di essere degni/e di ricevere cure, perché riconosciuti/e nelle loro emozioni e nei loro bisogni. Apprenderanno quindi che le figure di accudimento si occuperanno efficacemente di loro, se impareranno a comunicare liberamente i loro bisogni di conforto e di protezione, con una ricaduta da adulti/e in termini di regolazione emotiva, fiducia in se stessi/e e interazioni sociali gratificanti.

Alla luce di tutto questo, se di tanto in tanto, ci si sente frustrati a causa della nuova situazione o sovraccarichi di incombenze, è importante sapere che non si è soli: a molti genitori succede la stessa cosa. Se i genitori sono aiutati dall’esterno, nella maggior parte dei casi il cambiamento risulta più̀ semplice. Se invece, a questo periodo di transizione così delicato, si aggiungono ulteriori disagi, come la malattia o un deficit del neonato o della neonata, le preoccupazioni di natura economica oppure un parto gemellare, spesso la fase del passaggio è maggiormente faticosa. Il modo più funzionale per accompagnare i neogenitori è renderli protagonisti consapevoli di un cambiamento, che inizia ad agire nella coppia già in fase di preconcepimento e che non smetterà di accompagnare, quotidianamente, le piccole e grandi conquiste che caratterizzano il diventare genitori. Aiutare a generare le loro verità equivale a riconoscere le loro competenze, lavorando sulle risorse e sulle nuove possibilità, accogliendo l’apertura verso il nuovo e ricordando a loro stessi il valore delle scelte. Perché non esistono ricette su come trasformarsi da diade felice a famiglia felice. Ogni coppia può trovare la propria strada per organizzare la nuova vita quotidiana, perchè genitori non si nasce ma diventa. Ogni giorno.

Cecilia Gioia, Phd

Psicologa esperta in perinatalità

Psicoterapeuta

U.O. Ostetricia e Ginecologia iGreco Ospedali Riuniti sede operativa Sacro Cuore, Cosenza

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