La genitorialità “arrabbiata”.

mama-1751487__340Ascolto quotidianamente le storie dei genitori, storie dense di emozioni, alcune scomode, altre morbide come una carezza, che accompagnano i miei anni di attività clinica e di genitorialità.

Perchè negli anni il mio essere madre psicoterapeuta che accompagna i genitori sin dal preconcepimento, mi ha permesso di riconoscere innumerevoli parti di me e di scoprire le incredibili sfaccettature che la genitorialità sa donare. Infinite espressioni di competenze genitoriali di cui spesso non siamo consapevoli e che facilmente sono messe a tacere quando la rabbia prende il sopravvento rivelando una genitorialità esplosiva e dolorosa. Perchè spesso i momenti di perdita di controllo con i nostri figli si alimentano dall’emergere dei nostri bisogni infantili mal nutriti, rivelando impotenza e frustrazioni che bloccano la nostra parte adulta. Sono i vuoti che ognuno di noi porta nella sua storia personale e che spesso, nella relazione genitore-figli* prendono il sopravvento, diventando più profondi ed assordanti.

Bisogna, come genitori, prendere consapevolezza che i vuoti del nostro passato esistono  e che nessuna azione possa cancellarli. In poche parole bisogna imparare a stare nel lutto per accogliere questi vuoti come parti di noi e della nostra storia.

Credo fortemente che il lavoro terapeutico che alcuni genitori intraprendono per prendersi cure delle proprie sofferenze psicologiche sia uno strumento potente che genera salutogenesi non solo nel genitore stesso, ma nella relazione con i suoi figli e/o le sue figlie e quindi, in un’ottica sistemica, con tutta la sua famiglia. Prendersi cura dei propri vuoti equivale ad integrarli come doni che arricchiscono la propria storia e la propria genitorialità rendendola unica e speciale. Quando i figli si accorgono di questo processo di guarigione, possono finalmente tornare a fare i figli, senza preoccuparsi di sanare i vuoti dei propri genitori.

Il lavoro di noi psicoterapeut* può davvero attivare questo processo mettendo al centro della relazione la genitorialità come dono che necessita accudimento, sostegno, ascolto e mai giudizio.

Il lavoro dei genitori troppo spesso “arrabbiati” invece, è quello di chiedere aiuto per prendersi cura della propria salute psicologica, per imparare ad ascoltarsi per ascoltare e per crescere come genitori consapevoli del proprio passato e proattivi nel proprio presente.

Cecilia Gioia, madre e psicoterapeuta.

 

 

 

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