L’orgoglio come resistenza al cambiamento.

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Il termine orgoglio si riferisce ad un forte senso di autostima e fiducia nelle proprie capacità, unito all’incapacità di ricevere umiliazioni e alla gratificazione conseguente all’affermazione di sé, o di una persona, un evento, un oggetto o un gruppo con cui ci si identifica (Wikipedia).

In poche parole “è avere un’alta opinione di sé senza tener conto degli altri”.

Noi psicologi consideriamo l’orgoglio un’emozione autoriflessiva, non innata, ma che si svilupperebbe nel bambino successivamente attraverso la capacità di autovalutazione dei propri comportamenti rispetto alla famiglia e alla cultura di riferimento.

Alcune teorie considerano l’orgoglio strettamente associato al narcisismo inteso come tratto di personalità che può sostenere un senso di sé e del proprio valore oppure un’insicurezza di base che non tollera la minima critica.

Oltre ad essere riconosciuto come un tratto di personalità, l’orgoglio può anche essere definito un’emozione espressa da chi si sente fiero di sé, del suo lavoro, della sua famiglia.

Alla luce di questo possiamo definire l’orgoglio un sentimento fortemente ambivalente che spesso condiziona nelle relazioni allontanandoci dagli altri e dalla capacità di accogliere gli altrui bisogni.

La persona orgogliosa è poco empatica e scarsamente compassionevole, spesso compete con gli altri, per conquistarsi la posizione gerarchica che desidera dimenticando l’empatia e l’ascolto dell’altro. E costruendo barriere.

Quante volte l’orgoglio ha condizionato la nostra vita “costringendoci” a rimanere su posizioni scarsamente funzionali pur di confermare a noi stessi di essere nel “giusto?”.

Tante, molte volte, deteriorando relazioni o rivelando la vera natura di noi.

Perché è semplice definirci “empatici” nelle situazioni comode, la vera sfida è rimanere coerenti su ciò che predichiamo anche quando la vita non va secondo i nostri piani.

Ed ecco che l’orgoglio si trasforma in una vera e propria resistenza al cambiamento diventando un baluardo difficile da abbattere perché legato alle nostre insicurezze.

Proviamo a pensare all’ultima volta in cui l’orgoglio ci ha abitato e a tutto quello che è derivato dalla sua ingombrante presenza “dentro” di noi. Proviamo a rievocare le sensazioni, spesso spiacevoli, legate alla solitudine di viversi circondati da barriere.  Lasciamo andare l’orgoglio provando ad ascoltarci nei nostri “veri” bisogni, accogliendo consapevolmente il cambiamento, nutrimento necessario per viversi.

Ogni giorno.

Cecilia Gioia

 

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