L’inaspettata leggerezza della vita.

large    Ha un disegno tutto suo la vita.

Un disegno spesso incomprensibile, un po’ amorfo, che delinea le nostre scelte e racconta la nostra storia.

Una storia fatta di incontri, di relazioni, di scambi osmotici di emozioni e di vita da vivere, fino in fondo.

Credo davvero che ogni incontro che facciamo con l’Altro Me non sia casuale, ma frutto di reazioni alchemiche e misteriose che si svelano gradualmente ai nostri occhi e al nostro cuore.

Perché l’incontro con l’Altro è un’opportunità, anche quando la nostra pancia brontola e ci sentiamo piuttosto scomodi. A me capita, alcune volte e devo dire, sempre meno, di non godere completamente della conoscenza dell’Altro Me, ovvero di non vivere tutto questo come una risorsa. Succede infatti di percepirmi “in difesa“, e questo non mi piace. Allora mi fermo, respiro e chiedo a me stessa cosa mi risuona dell’altro che non mi fa sentire “comoda“. E la risposta non tarda mai ad arrivare, permettendomi di vivere il “qui ed ora” come un’occasione di conoscenza personale e di relazione.

E quindi ricomincio.

Cerco, annuso, scopro, brontolo, conosco, mi incuriosisco, respiro e riprovo, ogni giorno.

E soprattutto raccolgo storie fatte di sguardi e di parole.

Per noi psicoterapeuti la parola ha un valore inestimabile e va celebrata ogni giorno, imparando ad ascoltarla, in ogni sua, seppur velata, sfumatura.

Oggi, 13 agosto 2015, io voglio celebrare la parola, meraviglioso veicolo di emozioni e di silenzi, che rigenera quotidianamente la relazione con l’Altro Me. Voglio ricordare a me stessa il significato profondo dell’ascolto e l’armonia che si svela ad ogni incontro.

Perché la parola suggella relazioni affettive, amicali, sociali, terapeutiche, disegnando legami impregnati di emozioni.

Ho scoperto, negli anni, di nutrirmi, inconsapevolmente, della parola.

Ne ho gustato il sapore, la sua sapidità e l’inaspettata dolcezza.

Mi sono persa nei mille incontri con l’Altro Me, godendo dei toni e delle intensità di ogni singolo verbo.

E ho conosciuto l’inaspettata leggerezza della vita, perché ho imparato ad (af)fidarmi.

Ho scoperto il dono della fiducia in me stessa e nelle mie sensazioni, provando quotidianamente a “sentirmi” attraverso le parole e imparando a gioire dell’incontro con l’Altro; lo considero un dono davvero speciale, mentre assaggio curiosa, anche oggi, le sue parole.

Cecilia Gioia

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