Parliamo di FIGLICIDIO, e tutti noi ne siamo responsabili.

Noi madri siamo sempre più sole.

Ogni giorno ne ho la prova.

Sempre più sole e sempre più giudicate.

Devi fare questo“, “Non puoi non fare così“, “Così lo vizi!“, “Ma che tipo di madre sei?” e potrei continuare ancora, e ancora.

Apparteniamo noi madri ad una strana categoria umana, siamo considerate angeli e demoni dei nostri figli perché contenitori, spesso ignari,  di una duplice natura.

Sappiamo amare di un amore immenso e incondizionato. Riusciamo a donare la vita per i nostri figli senza nessuna resistenza. Ci apriamo al mondo per mettere alla luce un figlio con cui conviviamo un’endogestazione unica e irripetibile. Condividiamo in questi nove mesi emozioni, ormoni, nutrimento e dolori, in un legame impossibile da recidere. In una parola, ci doniamo completamente a questa nuova vita che cresce dentro di noi ripercorrendo memorie amniotiche sopite, ma mai dimenticate.

E poi uccidiamo.

Il figlio, quanto di più caro e prezioso la vita ci ha donato.

Uccidiamo ogni giorno, con le parole o con i gesti.

Uccidiamo perché stanche, depresse, sole.

Uccidiamo perché il nostro cervello, trasformato dopo la gravidanza, non ce la fa più.

Uccidiamo i nostri figli mentre uccidiamo noi stesse, in un unico atto di sangue, mentre tutta la terra trema davanti a un gesto antico e incomprensibile.

Sempre più angeli in cielo mentre madri interrotte e spesso depersonalizzate, piangono gesti innaturali in una solitudine che uccide ogni giorno.

E mentre noi continuiamo a giudicare, (s)consigliare, maledire, odiare, milioni di mamme vivono in solitudine sensazioni innaturali che si trasformano poi in tragedie.

Tragedie di cui noi siamo totalmente responsabili,

tragedie spesso urlate e non ascoltate,

dolori amorfi in cerca di un contenitore,

spesso non disponibile a contenere.

Ecco perché, molte volte, il dolore si trasforma in altro,

in un gesto che non vogliamo nemmeno chiamare,

e sentire.

Parliamo di FIGLICIDIO, e tutti noi ne siamo responsabili.

C. Gioia

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Il modello Cognitivo Comportamentale

Lefficacia terapia cognitiva tradate locate 2a psicoterapia cognitivo-comportamentale è una delle più diffuse psicoterapie per la terapia di diversi disturbi psicopatologici in particolare dei disturbi dell’ansia e dell’umore. Si tratta di una disciplina scientificamente fondata, la cui validità è suffragata da centinaia di studi. La psicoterapia cognitivo-comportamentale, come suggerisce il termine, combina due forme di terapia estremamente efficaci:
La psicoterapia cognitiva: aiuta ad individuare certi pensieri ricorrenti, certi schemi fissi di ragionamento e di interpretazione della realtà, che sono concomitanti alle forti e persistenti emozioni negative che vengono percepite come sintomi e ne sono la causa, a correggerli, ad arricchirli, ad integrarli con altri pensieri più oggettivi, o comunque più funzionali al benessere della persona.
La psicoterapia comportamentale: aiuta a modificare la relazione fra le situazioni che creano difficoltà e le abituali reazioni emotive e comportamentali che la persona ha in tali circostanze, mediante l’apprendimento di nuove modalità di reazione. Aiuta inoltre a rilassare mente e corpo, così da sentirsi meglio e poter riflettere e prendere decisioni in maniera più lucida.
La terapia cognitivo-comportamentale (TCC) è una psicoterapia sviluppata negli anni ’60 da A.T. Beck.
È una terapia strutturata (si articola secondo una struttura ben definita, benché non in maniera rigida, per assicurarne la massima efficacia), direttiva (il terapeuta istruisce il cliente ed assume attivamente il ruolo di “consigliere esperto”), di breve durata (cambiamenti significativi sono attesi entro i primi sei mesi) ed orientata al presente (è volta a risolvere i problemi attuali).
Essa è finalizzata a modificare i pensieri distorti, le emozioni disfunzionali e i comportamenti disadattivi del cliente, producendo la riduzione e l’eliminazione del sintomo e apportando miglioramenti duraturi nel tempo.
La terapia cognitivo- comportamentale è una terapia breve che agisce in un ampio raggio di problemi psicologici, come la depressione, l’ansia, la rabbia, i conflitti coniugali, le paure e l’abuso/dipendenza da sostanze.
Il focus della terapia è incentrato su come pensi, agisci, comunichi oggi piuttosto che sulle esperienze dell’infanzia. Inoltre, dal momento che il paziente apprende ad auto-aiutarsi, diviene abile nel mantenere i miglioramenti acquisiti durante la terapia anche dopo la fine di questa.

COME AVVIENE LA VALUTAZIONE DEI PAZIENTI: Quando si comincia una terapia cognitivo- comportamentale, il terapeuta chiede di compilare alcuni questionari che servono per valutare il range di sintomi e problemi. Questi strumenti valutano la depressione, l’ansia, la rabbia, le paure, i disturbi fisici, la personalità e lo stile relazionale. Lo scopo di questa valutazione è quello di acquisire più informazioni possibili su come sta il paziente, così da comprendere velocemente quali problemi abbia (o non abbia) e quanto gravi questi siano.

PROGRAMMAZIONE DEL TRATTAMENTO: Paziente e terapeuta lavorano insieme per sviluppare un programma terapeutico. Questo include la frequenza degli incontri, la rilevanza di assumere farmaci o no: la diagnosi; gli obiettivi; l’acquisizione di competenze mirate; i cambiamenti che sono richiesti per modificare il modo in cui il paziente pensa, si comporta e comunica ed altri fattori…

COME SI STRUTTURA UNA SEDUTA: Alcuni altri tipi di terapia hanno un andamento della seduta non strutturato, mentre la terapia cognitivo- comportamentale prevede che all’inizio di ogni incontro paziente e terapeuta decidano un ordine del giorno che contenga le cosa fare. Tale “agenda” può includere la revisione delle cose dette nelle precedenti sedute, i compiti, uno o due problemi contingenti, una revisione finale di quanto appreso nella seduta attuale e i compiti per la settimana successiva. Lo scopo è quello di risolvere i problemi e non di lamentarsi solo di essi.

COMPITI DI AUTO-AIUTO: Esattamente come richiesto dal un personal trainer in palestra, la terapia cognitivo-comportamentale richiede che si faccia esercizio anche in mancanza del terapeuta. Ciò che si apprende nella terapia è ciò che occorre che si possieda e che diventi proprio al di fuori della terapia.
Ricerche hanno dimostrato che i pazienti che svolgono a casa i compiti dati in seduta raggiungono i risultati più in fretta e li mantengono più a lungo di chi non lo fa. I compiti di auto-aiuto possono includere il monitoraggio dell’andamento del proprio umore, dei propri pensieri e dei propri comportamenti; l’elenco delle attività svolte; la raccolta di informazioni; il cambiamento del modo in cui si comunica con gli altri e altri compiti.

La letteratura scientifica internazionale ha riportato l’efficacia della psicoterapia Cognitivo Comportamentale  per il trattamento dei seguenti disturbi:

Disturbi d’Ansia

Disturbi del tono dell’umore

Disturbi dell’alimentazione

Disturbi del sonno

Disturbi sessuali

Dipendenze comportamentali

Questo articolo è tratto da:

“Treatment Plans and Interventions for Depression and anxiety Disorders” by Robert L.Leahy and Stephen J. Holland. Copyright 2000 by Robert L. Leahy and Stephen J. Holland. Trad. It. Gaia Vicenzi